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Meno campi, più cemento

Due metri quadri al secondo, una piazza Navona ogni due giorni. Questi i dati del consumo del suolo dello scorso anno che, sommati, portano a un totale di 5.200 km quadrati mangiati dal cemento. I dati sono stati presentati da Ispra e sono preoccupanti. Gli aumenti avvengono, grazie alla ripresa economica, soprattutto nel Nord Est, ma la copertura artificiale del terreno è in crescita in tutte le altri parti del paese.

I cantieri coprono una superficie di 3 mila ettari e le infrastrutture aumentano anche in zone che dovrebbero essere paesaggisticamente protette e vincolate come fiumi, laghi, vulcani, montagne e soprattutto, zone costiere, dove ormai sono più di 350 mila gli ettari urbanizzati. Una cifra pari all’8% della superficie vincolata e che rappresenta quasi un quarto di tutto il consumo di suolo a livello nazionale. «Un danno che investe anche l’agricoltura – sottolinea Coldiretti –. Nel corso degli ultimi 25 anni è scomparso un quarto della campagna italiana, lasciando disponibile solo 12,8 milioni di ettari di superficie agricola utilizzabile».

«Oltre a consumo di suolo zero parliamo anche di spreco del suolo – ha osservato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa –: saremo attenti alla preservazione del suolo all’interno dei parchi e delle aree protette, in linea con le finalità di tutela ambientale. Sono inoltre favorevole all’acquisizione al demanio dei manufatti abusivi. Mi piacerebbe che gli oneri di urbanizzazione di questi suoli non debbano confluire nelle spese ordinarie dei Comuni. Ritengo che dobbiamo cambiare il paradigma davvero e fino in fondo».

L’obiettivo dei prossimi trent’anni è l’azzeramento del consumo di suolo, come previsto dalla proposta di legge. Ispra individua tre scenari possibili. Il primo, in caso di approvazione della legge ferma in Senato, porta a una progressiva riduzione della cementificazione, con perdita di terreno di poco più di 800 km2. Il secondo scenario ipotizza un aumento costante del consumo del suolo, sui livelli registrati lo scorso anno:1.600 km quadrati consumati. Se invece, come immaginato nella terza ipotesi, la ripresa economica riportasse i tassi di consumo a quelli di alcuni decenni fa, entro il 2050 si potrebbero vedere cementificati oltre 8.000 metri quadri di terreno, pari a 15 nuove città ogni anno.

 

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