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Meno castagne, più grandi e saporite

Se c’è un frutto che caratterizza l’autunno quello è la castagna che in cucina viene utilizzata sia nella produzione dei dolci che nella realizzazione di elaborati secondi a base di carne.

Quest’autunno si stima un raccolto di castagne superiore ai 30 milioni di chili, in crescita dell’80% rispetto al 2013, stagione in cui la produzione toccò il minimo (18 milioni di chili) per colpa di un insetto proveniente dalla Cina che ne aveva compromesso il raccolto.

Ma i dati per la nostra regione non sono così positivi: la produzione piemontese registra un calo del 20% rispetto allo scorso anno a causa della pioggia, delle violente grandinate e delle temperature altalenanti.  Di contro, il prodotto ha una pezzatura più grande per dimensioni e con la qualità in aumento.  «Il castagno – affermano Coldiretti – riveste un ruolo importante nelle aree collinari e montane della nostra regione, non solo per la produzione di frutti e legno, ma anche per il presidio del territorio e per la salvaguardia dell’assetto ambientale e idrogeologico».

In Piemonte si contano tra i 30 ed i 40 mila ettari di cui oltre la metà classificati come castagneti da frutto, la produzione oscilla sui 140 mila quintali per un fatturato che sfiora i 20 milioni di euro.

«Un dato rassicurante è quello relativo al calo delle importazioni, ma resta alto il rischio di trovarsi nel piatto castagne straniere provenienti soprattutto da Turchia, Spagna, Portogallo e Grecia. Per questo chiediamo di assicurare più controlli sull’origine delle castagne messe in vendita in Italia».

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