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Cosa succederà ai prodotti di origine italiana quando la Gran Bretagna sarà ufficialmente uscita dall’Unione Europea?

«Non credo che la paura della fine delle esportazioni verso il Regno Unito sia reale, anche perché l’autosufficienza alimentare del paese è del 50% – afferma il responsabile agroalimentare di Nomisma Denis Pantini -. Inoltre, i prodotti del made in Italy sono di più difficile sostituzione di quelli che arrivano da Spagna e Germania».

Stando ad uno studio del gruppo, la Gran Bretagna sarebbe il quarto mercato per l’export italiano e il primo per birra, prosecco, pelati e polpe di pomodoro.

Ma il timore serpeggia tra i produttori. Così, per tutelare ancora di più le bollicine italiane, il Consorzio ha deciso di registrare la denominazione Prosecco Doc all’ufficio brevetti del tribunale di Londra. «Una semplice difesa nei confronti di un’eccellenza italiana, anche se in questo momento siamo più preoccupati dalle ripercussioni generali della Brexit sull’economia e sulla capacità di spesa dei britannici».

Punta al non farsi prendere dal panico anche Riccardo Deserti, direttore del consorzio del Parmigiano Reggiano che spiega: «Ad oggi non abbiamo segnali di criticità particolari ma monitoriamo la situazione e abbiamo deciso di autotutelarci». E per questo nel 2016 il Consorzio ha fatto registrare a Londra anche la denominazione “Parmesan” che nell’Unione Europea si può associare soltanto al Parmigiano originale: «In questo modo abbiamo evitato che sul mercato inglese si possa ripetere quello che accade negli Stati Uniti dove il nome non è tutelato e può essere usato da tutti».

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